TODAY

 
TODAY
mostra personale di Filippo Nicotra

Sabato 20 maggio 2017 ore 17:00

Palazzo Stella - inaugurazione

 

TODAY

mostra personale di Filippo Nicotra

a cura di Mario Napoli

 

aperta fino al 3 giugno 2017

da martedì a sabato ore 15:00 – 19:00

ingresso libero

 

Genova, SATURA art gallery

 

 

S’inaugura sabato 20 maggio alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella, a Genova, la mostra personale “Today” di Filippo Nicotra a cura di Mario Napoli. La mostra resterà aperta fino al 3 giugno 2017 con orario 15:00 – 19:00 dal martedì al sabato.

 

 

Siamo spinti ad ammirare i quadri di Filippo Nicotra nel solco di una certezza: nei suoi spazi cromatici il rumore cessa. Le figure emergono, infatti, da istanti troppo brevi per produrre nel volo dell’immaginazione fiato, sillabe o musiche; attimi che colgono ogni volta secondo diverse declinazioni la figura umana nella sua sconsolante fragilità. Lo studio dei volti e dell’ambiente in cui sono immersi - spesso un’intensa soluzione di colore - è la denuncia dell’assenza di un soggetto e di una trama che faccia da cornice alle loro esistenze. In questo atto di accusa contro la scomparsa dell’individuo, precario proprio nel segmento corporeo che più secondo Levinas costituisce la traccia ineludibile di un’etica e in definitiva di un’identità, il volto, Nicotra ha saputo guadagnare una propria originale efficacia. La poetica dell’esistenza raggiunge nelle tele degli ultimi anni una maturità che la distanzia dai maestri cui visibilmente si ispira, tra tutti Francis Bacon e Bill Viola. In essa il corpo, e il volto, una volta superato l’experimentum crucis della luce entro cui si sfarina, che rende il quadro simile alla proiezione di uno sfocato otto millimetri, acquisisce il carisma di una nuova unità. Il ritratto sembra emergere da una-pur faticosa-dimensione sospesa, un intermondo che reca ancora su di sé la maledizione delle cicatrici del viaggio da cui proviene. La rinnovata unione verso cui sembrano tesi i soggetti delle tele ha l’eleganza di una foglia o di un haiku deposti in vitro, nel tentativo di una sottrazione dallo sgretolamento del quotidiano e dalla babele che si svela ad ogni sguardo lucido sul reale. Il tangibile dei gesti consueti diventa così per intenzione precisa remoto e intangibile. (Testo critico a cura di Marco Ghione)