AMETISTA

 
AMETISTA
mostra personale

Sabato 7 ottobre 2017 ore 17:00

Palazzo Stella - inaugurazione

 

AMETISTA

mostra personale

a cura di Flavia Motolese 

 

aperta fino al 21 ottobre 2017

da martedì a sabato

ore 15:00 – 19:00

 

Genova, SATURA art gallery

 

 

S’inaugura sabato 7 ottobre 2017 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale di Ametista a cura di Flavia Motolese. La mostra, patrocinata dal Comune di Fossano, resterà aperta fino al 21 ottobre 2017 con orario 15:00 – 19:00 dal martedì al sabato.

 

Creare è proprio dell'artista; dove non c'è creazione, l'arte non esiste.

Henri Matisse

 

Abbracciare con un unico sguardo l’opera di Ametista significa misurarsi con una straordinaria sperimentatrice di linguaggi che ha saputo muoversi in una vasta gamma di espressioni visive, noncurante di aderire a movimenti, correnti di pensiero dominanti e scardinando ogni tentativo d’identificazione scontata. È impossibile comprendere il suo lavoro senza considerare il rapporto profondo che la lega alla natura: cresciuta nella campagna piemontese, è stata influenzata dalla terra con i suoi tempi e regole. Simile ad un seme che germoglia, la terra madre di vita ha impresso il suo sentire e percepire alla koinè creativa di Ametista.

Il percorso dell’artista inizia con la pittura, con la scoperta e la sperimentazione del colore; a questo periodo, risalgono le opere su carta: lavori informali in cui i pigmenti, liberi di circolare sulla superficie in diluizioni, macchie, stratificazioni o in gradazioni tonali, costituiscono la vera sostanza fino ad evocare una terza dimensione, una profondità fatta di apparizioni che emergono e si dissolvono contemporaneamente. L’ispirazione naturalistica si manifesta sin da subito e, invece del colore, in alcune opere, Ametista utilizza direttamente la terra, materia pura e fertile alla quale fare ritorno.

Dal gesto informale, deriva il desiderio di agire più direttamente sulla materia, l’artista approda, così, negli anni ’90, alla lavorazione della terracotta. Lasciate decantare, emergono le impressioni della luce, della materia che prende forma, del colore che declina le sue sfumature e dei segni che incidono le superfici.

La magia del fuoco che arde, consolidando le sculture e trasformando i pigmenti naturali in colori, dischiude stupefacente e arcano il fascino del mistero alchemico che agisce sul manufatto indipendentemente dalla volontà dell’artista, rispecchiando l’armonia del fare umano e di quello naturale. Ametista indaga la materia in tutte le sue forme vegetali e minerali cercando di catturarne qualità e modi, fino a ricavarne principi tattili o proprietà estetiche da impiegare nella creazione della scultura.

La traiettoria evolutiva del suo percorso artistico viene così influenzata dalla pratica del fare, dalla concretezza di costruire plasticamente l’opera d’arte, dalla definizione della corporeità nello spazio, una storia di progressive intuizioni, di felici sviluppi  intorno al tema dell’essenza strutturale e spirituale della materia.

Nel corso degli anni, il sentimento di consonanza con la natura determina sempre più profondamente la poetica della sua arte. La vite viene assunta a metafora dell’esistenza e ricopre un ruolo cardine: prima, l’artista la utilizza come pigmento estratto dalla pianta o dai residui del vino, poi recupera delle vecchie botti, le scompone e si serve delle varie parti come supporto per le terrecotte.

Un riuso dei materiali che celebra il ciclo della vita, il cambiamento, i mutamenti e che culmina con la creazione di bronzi che replicano fedelmente le fattezze di tronchi, tralci di vite, radici: sublimazione dell’elemento organico e simulacro perenne di vita. Questa vitalità traslata che si percepisce nelle sue opere deriva dal dialogo interiore che Ametista ha saputo instaurare con l’intensità fisica della materia.

La sua opera, pur nella spontaneità formale, trasmette qualcosa che si ha la sensazione di identificare come sacralità: della vita e del fare, inteso come senso ultimo dell’operare umano e come archetipico della tensione verso l’infinito.