ALLUCINAZIONI

 
ALLUCINAZIONI
mostra personale di Leopoldo Bon
13/04/2019

Sabato 13 aprile 2019 ore 17:00

Palazzo Stella - inaugurazione

 

ALLUCINAZIONI

mostra personale di Leopoldo Bon

a cura di Flavia Motolese

 

aperta fino al 27 aprile 2019

dal martedì al venerdì ore 9:30–13:00 / 15:00–19:00

sabato ore 15:00–19:00

Genova, SATURA Palazzo Stella

 

 

S’inaugura sabato 13 aprile 2019 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale di Leopoldo Bon “Allucinazioni” a cura di Flavia Motolese. La mostra resterà aperta fino al 27 aprile 2019 con orario dal martedì al venerdì 9:30–13:00/15:00–19:00, il sabato 15:00–19:00.

 

Le allucinazioni si abbattono come un'onda d'urto, scuotono la fotografia, l'accompagnano verso un netto distacco da valori nominali e stereotipi che il tempo trascorso dalla nascita le ha marchiato addosso. Sono una ricerca sulla promiscuità mediatica interna alla stessa fotografia, quando questa non distingue più la sua esistenza in quanto riproduzione o pura azione artistica, manifestazione preconfezionato-statica o esperienza ciclico-performativa. Le allucinazioni che segnano integralmente questa personale di Leopoldo Bon portano l'istantanea a rivelare una propria autonomia sostanziale, ad auto-rigenerarsi come potenza visiva intimamente dinamica. A riscoprire da sé e per sé una capacità espressiva molto più che pittorica.

Emanazione di un immaginario incoerente, spin off di una realtà passata, modulata attraverso specchi, luci e vetri. Realtà che l'obbiettivo fotografico ha già tramutato in presente allucinante, un universo di accordi, contrasti e forme aperte, realisticamente inaccettabili. Forme votate ad una persistenza pesantemente più forte di quella retinica, fuoriuscite come elementi plastici di un anti-virtualità colonizzante, fisicamente maturata per aderire in maniera speculare all'impianto allucinatorio orchestrato da Bon. Che a questo punto può solo abiurare ad un'interazione comandata dall'accessorietà passiva della “vetero-fotografia”, dal momento in cui la sua non rappresenta più un'estrapolazione del reale, ma è realtà essa stessa.

Bon non potrebbe essere più chiaro nel ribadire la netta defezione verso una fotografia ancorata all'estetica del brillio invitante o del tonalismo facile, e di conseguenza il proprio impegno nel “superare la fotografia”, andare oltre ad un sistema creativo che nella visione super-mediale del nostro ha poco da dire sul suo legame con la pittura, e molto con le istanze metodologiche di un'azione performativa. La fotografia secondo Bon ha tutto l'aspetto di una pratica processuale che lo spettatore può vivere personalmente, in piena indipendenza (Testo critico a cura di Andrea Rossetti).