LA NAVE E IL MARE

 
LA NAVE E IL MARE
rassegna d’arte contemporanea
29/05/2010 - 12/06/2010

“La nave e il mare” : due soggetti, due fonti d’ispirazione per pittori, scrittori e poeti fin dai tempi antichi, due immagini che fanno parte del nostro quotidiano qui a Genova: porto, punto di incontro di culture diverse e storie di mare magicamente descritte, ad esempio nella poesia di Montale, come nelle parole di De André, o nelle tele degli artisti che parteciperanno a questa mostra collettiva. Tale esposizione, una sorta di “vetrina” di cinquantacinque opere di autori diversi, miscellanea di soluzioni pittoriche e influenze stilistiche differenti, ma tutte ugualmente interessanti, costituirà anche un’anteprima e un preludio alla rassegna d’arte che si terrà nel mese di settembre in collaborazione con la Capitaneria Nazionale e il Ministero delle Infrastrutture, presso il Museo Forte Michelangelo di Civitavecchia.

In questi quadri, tutti di formato 40 x 40, il mare viene raffigurato in una fusione tra onirico e reale, in tutte le sue accezioni:ora in tempesta e minaccioso, ora calmo e limpido, dai colori usuali o insoliti e vibranti, dalla scia schiumosa, solcato da semplici e/o imponenti natanti, che rappresentano da sempre il desiderio dell’uomo di vivere o domare il mare. Ecco, quindi i getti di colore, dinamici e al contempo statici “alla Pollock”, delle composizioni della Pappalardo; le campiture sovrapposte di acrilici nell’espressionismo di stampo americano di Abate; la contaminazione tra fotografia e spruzzi di materia nella tela, “Onda”, della Baldo; i toni contrastanti dissolti nei contorni e nelle forme nelle onde della Dupont; le figure umane, gli scogli e le barche come graffiti sullo sfondo azzurro brillante e acceso di CErda, e forse una sirena tra le pennellate dinamiche e decise dell’acrilico “Nascita” Lavezzi. Tutta la forza del mare viene “fermata” dall’imprinting impressionista di Castello con richiami alla pittura di Turner nel suo “Il naufragio” e da Galleri attraverso una visione realistica di una scia di spuma, vista forse da una barca. Segni e colori dinamici e immediatamente percepibili nell’espressionismo del quadro della Pastura e brillantezza, realismo e mistero si ritrovano, invece, nelle pennellate della Franco e nella voluta densa opacità nella tela “Apnea” della Nucera, ove solo tre segni di colore bianco e giallo costituiscono una barca. Natanti in genere o particolari di essi sono più del mare medesimo, i veri protagonisti di molte delle tele presenti alla rassegna. Soluzione originale è quella di Chiappori: la prua della sua nave tra i ghiacci diventa essa stessa iceberg. Particolare il tema di Maton che dipinge una nave più piccola onirica, su una più grande ed autentica, tra atmosfere rarefatte e drammatiche come quelle di Delacroix. Nella tela di Dagnino Isnaldi un bel mare irreale dai toni rosa-viola fa da sfondo al realismo di una barca di salvataggio, mentre Sonda dipinge una grossa prua sferzata da onde altissime, i cui pigmenti lasciati volutamente grezzi e rarefatti danno movimento al tutto. I quadri di Nutarelli e Giovagnoli rimandano a importanti correnti pittoriche: il primo richiama la pittura di Cezanne utilizzando, invece, i colori brillanti di “stampo fauves” mentre il secondo imprime sulla tela campiture a spicchi di colori contrastanti con reminescenze dal sapore cubista. Vista da lontano l’opera di Traverso Lacchini sembra non avere un tema drammatico forse per l’uso di colori accesi, ma è solo una voluta illusione: infatti la nave, tratteggiata con segni veloci è invece arsa dal fuoco. L’artista Valbusa immerge in un mare verde-azzurro un’immagine onirica di barchetta di carta dai toni caldi e cupi, retaggio, forse, della sua infanzia. Salvadori sceglie di dare movimento al suo mare mosso sia attraverso gli schizzi puntinati delle onde sia inserendo tre barchette dalle vele rigonfie. Il collage rialzato, “Onda anomala nel mare di Bluetooth” della Bisio, fornisce l’illusione ottica che cielo e onde fuoriescano dall’opera, in contrasto, con la riproduzione realistica, invece del faro e della barca sullo sfondo. La tela “La salvezza della fantasia” di Giovinazzo tramite acrilici, ricolloca un redento Titanic in un mondo fantastico popolato da fate-sirene all’interno di segni di pittura metropolitana (come quella dei writers contemporanei). Un preciso sapore di altri tempi ha la prua della nave di Buratti, il cui insieme appare come in una fotografia dei primi anni del novecento grazie all’utilizzo del colore seppia in tutte le sue tonalità mentre Biso sceglie tratti originali di inchiostro di china, per richiamare il passato, accostati e sovrapposti per riprodurre un maestoso transatlantico. La rappresentazione simbolica del mare “In corpo estraneo” della Piu, diventa un tutt’uno con il cielo ed accoglie suggestivamente il particolare della prua di una nave, posta a destra della tela stessa. La barca a riposo, su una tipica spiaggia ligure, appare quasi rialzata e sembra venire incontro allo spettatore tra le pennellate dense di materia dai contorni molto marcati di Tagliaferro; l’intimo rapporto tra pescatore e “preda” viene raccontato da Poggi ispirandosi nel titolo, al libro di Hemingway “Il vecchio e il mare”, utilizzando colori e contorni fauves in un bozzetto evocante violenza nel sangue sgorgante dai pesci

catturati. Nell’opera della Loew che propone una fotografia coloratissima, solo apparentemente di lettura semplicistica, la pesca, invece è rappresentata come una spaccato di esperienze di mare: il pescatore mostra felice il suo “trofeo” e il pesce, anche se prossimo a morire, è il vero trionfatore sulla scena: una metafora sulla vita e  sulla morte. Lo sguardo inquietante di una “sirena moderna” immersa nelle acque, pare scrutare lo spettatore negli occhi fino a leggervi dentro, ne “La Sirena” di Vitone. L’immagine onirica della tela di Soncini propone la presenza decontestualizzata di un gatto nero che fissa lo spettatore da una staccionata spezzata: il mare bianco schiumoso pare neve candida, in forte contrasto con i toni marroni. La Pasini, ormai nella sua fase minimalista del segno, dipinge con colori poco materici perché diluiti in acqua, una barca che sembra lasciare una scia che è suo riflesso e al contempo mare. E’ multicolore, invece, il mare della Vallaro dove spicca la prua di una barca gialla-arancione che pare “spostarsi” insieme ai pesci che si librano nell’acqua come nel cielo.

Nella tela di Cerda è palesata la sua originale progettualità della forma che si rifà all’astrattismo geometrico. Sempre con piccoli, “nel vero senso della parola”, tratti geometrici, colorati e inframmezzati da numeri simbolici primordiali e da un alto potere evocativo, Sciello, fornisce la propria interpretazione di mare. Le onde calme della tela “come è profondo il mare” della Cafiero sono un gioco di fili intrecciati di lana bianca su fondo nero che spiccano fra gli assemblaggi di materia vegetale in un connubio compositivo surreale, ma tangibile al contempo. Il collage di Malaguti di due ponti altissimi sul mare o sull’oceano esprimono la grandezza futuribile dell’uomo e il suo desiderio di piegare la natura indomabile. “In Pensando casa” di Messina, un mare in tempesta e minaccioso, è incorniciato con astuzia in un oblò: si immagina l’occhio di chi lo guarda al di là del vetro. Apparentemente serena è l’atmosfera della tela “Calma apparente” della Soldatini tra luci soffuse alternate a bagliori, ma negli schizzi delle onde si intravede, la forza minacciosa e latente del mare. E’ addirittura un disperato naufragio quello che ci racconta Pepe: di gusto prettamente medievale al centro della composizione, mentre in contrasto in basso a sinistra è la presenza di un peschereccio dei giorni nostri. Anche Degli Abbati, ne “I naviganti fenici” si contamina di influenze remote: il suggestivo galeone dalle tinte variegate, riprodotto minuziosamente è un mix tra affresco egiziano, miniatura medievale e gusto arabeggiante. Il mare inteso come linea mentale è tradotto verticalmente da Micci attraverso l’utilizzo di legni colorati ed intrecciati e da Piazza mediante il colore adoperato come se fosse intonaco che si sgretola via, via; Petrolini Arcella lo rappresenta, invece, orizzontalmente attraverso un lavoro di pittura mista a collage in un mondo onirico nel quale onde e rondini paiono essere inserite solo in un secondo tempo mentre la barca sembra essere l’unico elemento reale. Piccardo riproduce un relitto tra i flutti di spuma bianca attraverso sapienti pennellate impressioniste dai colori volutamente sporchi, per rendere al meglio la drammaticità dell’evento. Solo una barca su uno sfondo di tinte azzurre-bianche spumeggianti, onde vivaci che infrangono sullo scoglio, ricoperto in maniera inusuale da vari sassi uniti al pigmento assai denso, nell’opera suggestiva della Manzini. “L’antico connubio” di Zucchelli è una rappresentazione simbolica, “un unicum” di conchiglie, animali marini, volti e occhi un tripudio di colori dove emergono due volti: uno reale e uno fantastico. La modernità nell’interazione tra Action Painting ed elementi strutturali, in una soluzione personalissima d’incroci e contrasti cromatici forti è nel quadro di Sommariva.

Il mare inteso come “fabbrica”, una barca inclinata in costruzione tra contrasti di colore alla destra e alla sinistra della tela che non tolgono, però, omogeneità alla composizione “Dal cantiere” di Gentile. Tutto l’amore per la propria terra traspare nel quadro-cartina del porto di Genova di De Pascale, ove sono inserite una foto di tempi antichi, quella odierna e colorata del San Giorgio e due immagini: un’anfora e un galeone. Originale il quadro della Sarti dove il titolo “Mar Rosso” viene confermato proprio dalla tinta scelta nel rappresentarlo: solo un quadrato bianco e una serie di linee nere e sottili rompono questa campitura quasi uniforme ed equilibrata. Nel quadro-denuncia di Ponte vengono inserite, in strisce di pellicola cinematografica, immagini di disastri ambientali, purtroppo tristi realtà oggigiorno, nelle quali sono implicate le navi che trasportano rifiuti radioattivi o greggio; il disegno colorato di un bambino nel riquadro finale alleggerisce. Giove, impersonificato da un toro sulla spiaggia di Sidone, viene fermato staticamente dalla Bastia con colori di sabbia, quasi un tutt’uno con l’arenile in una postura di scomposto, ma al contempo composto, dolore. Contrasta con il titolo “Ad siderum” il quadro di Campanella che propone una composizione opaca e lignea dell’opera. Tra i legni traspare una luce proveniente dall’alto. Due finestre si aprono sulla composizione geometrica e colorata di Rosato; nella prima si intravede un ingranaggio, probabilmente del vano motore di una nave, mentre nella seconda spicca il mare, una graziosa nave e una stella sullo fondo del cielo. La geometrizzazione, apparentemente fredda della composizione, viene stemperata dalla poeticità di questa immagine colorata e serena. Particolare e raffinata l’interpretazione, davvero unica, del tema della mostra della Negri che interpreta “Calma di mare viaggio felice” di Mendelssohn con segni su uno spartito musicale, che sembrano essere onde armoniche e ritmiche del mare che sembrano suggerire la melodia stessa.